Notizie da Circomondo Festival

Migranti, il fenomeno dei minori non accompagnati spiegato da un magistrato

“Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potesta’ si apre la tutela”. E’ l’articolo 343 del nostro codice civile, non c’e’ bisogno di altro se non di queste due righe per tutelare un minore rimasto solo. A Palermo questo articolo di legge sbatte ogni giorno con una marea di bambini e ragazzi che sbarcano sulle coste della Sicilia ‘non accompagnati’, 7000 in meno di un anno.

Solo un minore su dieci – racconta l’Unicef- ha la fortuna di avere con se’ un genitore quando tocca terra. Sbarcano soli, orfani perche’ padre e madre sono morti nella traversata, o gia’ li avevano persi prima in guerra, o sono stati messi in mano agli scafisti nel tentativo estremo di salvare almeno loro. Ecco, quando i minori soli riescono ad arrivare, li dovrebbe accogliere anche l’articolo 343 facendo attivare immediatamente le procedure della tutela. E al tribunale di Palermo quella norma un magistrato ce l’ha molto a cuore e la fa valere tutti i giorni. Si chiama Fabio Pilato, fa il giudice tutelare. Invitato a Patti (Messina) all’Indiegeno Fest che, alla sua terza edizione, fa musica sostenendo Emergency per la cura dei migranti sulle coste siciliane, Pilato da’ numeri “abbastanza preoccupanti. Soltanto nel 2016, nel circondario di Palermo- dice – abbiamo aperto 800 tutele, 800 procedimenti per altrettanti minori non accompagnati il che significa avere il dovere di garantire a ciascuno di questi ragazzi un futuro, un inserimento, un’integrazione nel territorio”. I numeri sono enormi ma le soluzioni dovrebbero essere chiare e condivise. Come spiega il magistrato pero’, “occorre una premessa culturale, ragionando in un’ottica giusnaturalistica di richiamo ai valori sostanziali come quello della dignita’ umana”. L’ottica “dei diritti umani e dell’effettivita’ della tutela. Non abbiamo bisogno di alcuna riforma”, sottolinea Pilato, basta rimboccarsi le maniche, “partire a livello territoriale”. Duro lavoro sul territorio quindi, ispirato ai valori del giusnaturalismo, le cui norme non scritte regolano condotte universalmente valide preesistenti ad ogni legge positiva: su questi presupposti “l’ufficio del giudice tutelare insieme al comune di Palermo e ad altri soggetti istituzionali – racconta il magistrato siciliano- sta cercando di creare un metodo di lavoro specifico attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa per garantire a ciascun minore un progetto di accompagnamento alla vita”. L’iniziativa partira’ a settembre. Si basa su tre pietre miliari: primo, “a ciascun minore, che cessa di essere quota per essere restituito alla dignita’ del vivere viene accompagnato un progetto”, spiega Pilato. Poi serve un “elenco di tutori, ovviamente a titolo gratuito”, che non si trovano e “io- lamenta il giudice- sono costretto ad affidarli alla tutela dell’assessore, che vuol dire negare la tutela”. Infine verra’ istituito “un tavolo di coordinamento, una rete sinergica fra istituzioni, associazioni, questura, prefettura, ufficio scolastico regionale”. Un progetto ambizioso, che non ha bisogno di altro se non della sensibilita’ sui diritti umani e di quelle poche righe dell’articolo 343.

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QUASI MILLE PERSONE SONO STATE TRATTE IN SALVO NEL MEDITERRANEO DOMENICA 31 LUGLIO

QUASI MILLE PERSONE SONO STATE TRATTE IN SALVO NEL MEDITERRANEO DOMENICA 31 LUGLIO

Arriverà domani mattina alle 8:00 circa a Catania la nave Responder dell’organizzazione umanitaria MOAS (Migrant Offshore Aid Station), per sbarcare 414 persone soccorse domenica mattina nel Mediterraneo centrale, tra cui due bambini di poche settimane e i cadaveri di quattro migranti deceduti durante la traversata.

Il numero delle persone soccorse in poche ore nella giornata di domenica 31 luglio è impressionante: 994 tra uomini, donne e bambini sono stati tratti in salvo dall’equipaggio di MOAS in una corsa contro il tempo per evitare una tragedia.

Il team dei soccoritori è stato impegnato ininterrottamente a partire dalle 4:30 del mattino fino alle 18:00 in molteplici interventi al largo della Libia, che si sono susseguiti l’uno dopo l’altro per l’intera giornata.

Purtroppo alcune delle persone che si trovavano nelle barche in avaria non ce l’hanno fatta a sostenere le condizioni disumane della traversata: in totale, cinque corpi sono stati trovati senza vita dagli equipaggi che li hanno soccorsi, quattro dei quali si trovano ora a bordo del Responder, e verranno sbarcati a Catania. Tra le salme, anche quella di un ragazzo eritreo di 21 anni che viaggiava insieme a un gruppo di amici e familiari.

La maggior parte delle persone soccorse provengono dall’Africa occidentale e dalla zona del Corno d’Africa (Eritrea, Somalia, Etiopia), oltre ad alcuni siriani.

A oggi, sono oltre 24mila le persone salvate dagli equipaggi di MOAS dall’inizio della sua missione nel 2014. In solo due mesi, dal 6 giugno 2016 a oggi, MOAS ha tratto in salvo oltre 10.500 persone.

Fondata come un’iniziativa privata, in due anni Migrant Offshore Aid Station è diventata un’organizzazione internazionale specializzata nella ricerca e nel soccorso in mare, operante in diverse aree del mondo, e finanziata da privati cittadini in tutto il mondo.

Attualmente, MOAS opera nel Mediterraneo centrale a bordo di due navi – Phoenix e Responder – sulle quali prestano assistenza medica rispettivamente Croce Rossa Italiana ed Emergency.

Le operazioni di salvataggio di MOAS nel Canale di Sicilia avvengono sotto il coordinamento della centrale operativa di Roma della Guardia Costiera Italiana, e in collaborazione con tutte le altre Ong attive nel Mediterraneo.

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Profughi minori non accompagnati, Marziale: intervenga il governo

Profughi minori non accompagnati, Marziale: intervenga il governo

CATANZARO «Le disposizioni di legge impongono, opportunamente, di conferire asilo ai minori che sbarcano, nel pieno rispetto della dignità di ogni essere umano. Ma, affinché tutto ciò accada è impossibile tacere». È quanto dichiara, in una nota, il garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, sulla scia delle giustificate lamentele del sindaco di Corigliano Calabro e in vista di ulteriori e incalcolabili sbarchi. «Non è tempo per finezze di comodo o diplomazie – incalza Marziale – se davvero si intende contribuire al drenaggio di questa deriva umanitaria senza precedenti. È piuttosto doveroso segnalare al governo centrale che la Calabria non dispone di strutture idonee al trasferimento di minori non accompagnati provenienti dalla prima accoglienza. Una prima accoglienza che diventa lunga permanenza e può scatenare disordini dai possibili risvolti drammatici, come avvenuto nei giorni scorsi ad Archi di Reggio Calabria, che è stato possibile sedare soltanto grazie ad un pregevole intervento di una Prefettura efficiente e di un Comune seriamente impegnato». Secondo Marziale, «molti di questi minori te li ritrovi in giro, spaesati ed esposti ad ogni sorta di pericolo che non è possibile prevedere. Tantissimi riescono anche ad allontanarsi senza lasciare traccia ed io, sinceramente, penso che il tutto non possa essere risolto con una girandola di comunicazioni burocratiche che rimbalzano dal mio Ufficio alle Prefetture, ai Comuni e a tutte le istituzioni coinvolte». «Se davvero dietro questa deriva umanitaria – conclude il Garante – si celano interessi criminosi, come sfruttamento della prostituzione, pedofilia, arruolamento nelle fila della criminalità, ebbene io non intendo esserne compartecipe ed allora faccio l’unica cosa che mi sembra risolutiva, ossia urlare pubblicamente al governo centrale di intervenire».

Afghanistan, l’infanzia negata dei bambini. Il lavoro minorile una piaga della società

Afghanistan, l’infanzia negata dei bambini. Il lavoro minorile una piaga della società

ROMA – Le leggi ci sono, ma non vengono applicate. E questo a causa dell’estrema povertà in cui versano molte delle famiglie afghane. Ogni giorno migliaia di bambini si alzano e vanno a lavorare per 12 ore e più in industrie altamente pericolose. E’ questo il quadro descritto dal rapporto “Loro sopportano tutto il dolore” pubblicato dalla ong statunitense.

Necessità. A strappare i bambini dal caldo delle proprie case è il bisogno. Spesso infatti sono le stesse famiglie a mandare i propri figli, alcuni anche di 5 o 6 anni a lavorare per contribuire al fabbisogno giornaliero. Questo comporta un elevato tasso di abbandono scolastico, una stima che si avvicina al 50% dei bambini lavoratori. “Migliaia di minori – ha detto Phelim Kine, vice direttore per l’Asia di Human Rights Watch – ogni giorno mettono a rischio la loro salute e la sicurezza per portare cibo sulla tavola della famiglia. Il governo afghano dovrebbe sforzarsi maggiormente per proteggere i suoi figli e il futuro del paese”. Lavori pericolosi. Un passo per alleviare la sofferenza della manodopera minorile sarebbe il rispetto della normativa esistente che vieta ai più piccoli i lavori più pericolosi. Tra questi c’è l’impiego nelle aziende di tessitura di tappeti, nelle fornaci per la produzione di mattoni o nelle industrie metalmeccaniche. Luoghi che possono incidere pericolosamente sulla salute e sulla sicurezza dei più piccoli. Per questo nel 2014 Kabul ha stilato un elenco di 19 attività vietate ai minori, ma la mancanza di sorveglianza unita alla carenza di risorse in uno dei paesi più poveri del mondo ha reso inefficace la normativa. Uno dei proprietari di una fabbrica di mattoni intervistato dagli operatori Hrw ha confermato all’interno dello stabilimento la presenza di bambini dagli 8 o 10 anni. “Si svegliano alle 3 del mattino e lavorano fino a sera – ha detto – Si lamentano del dolore, ma cosa possono fare? Loro sopportano il dolore per fare tutto il lavoro”.

Guerra e lavoro. Tra le cause del perpretarsi del lavoro minorile ci sono analfabetismo e precarietà dovuti anche al lungo conflitto che devasta l’Afghanistan a periodi alterni da più di 40 anni. La necessità di far lavorare anche i più piccoli è riconosciuta dal governo che sebbene abbia vietato le mansioni più pericolose, permette il loro impiego in settori meno usuranti. Per questo in Afghanistan sono stati lanciati diversi progetti pilota nelle scuole per insegnare ai più piccoli a contribuire al bilancio familiare proteggendoli però dalle mansioni che mettono a rischio sia la loro salute che l’educazione. Ma i fondi messi a disposizione non bastano, come insufficienti sono le risorse umane che dovrebbero tutelare i più piccoli. “Quando i bambini raggiungono l’età legale e lavorano in condizioni di sicurezza – continua Kine –  possono contribuire a fornire un sostentamento vitale per molte famiglie afgane. Ma il governo ha l’obbligo di far rispettare le leggi che li proteggono nei luoghi di lavoro e che garantiscono loro di non dover sacrificare  istruzione e sicurezza per sostenere le famiglie”.

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Minori Non Accompagnati due progetti per la loro tutela

Minori Non Accompagnati due progetti per la loro tutela

Articolo di Leonardo Cavaliere

In questi giorni sono stati presentati due progetti di tutela per minori stranieri non accompagnati.

Il primo è presentato da Save The Children ed è una helpline telefonica multilingue. Il numero verde 800 14 10 16 per fornire informazioni e orientamento ai minori migranti, agli operatori e a tutti i cittadini. Il secondo si chiama SafeGuard, più sicuro con il tutore e il rapporto è stato presentato il 12 luglio scorso al Parlamento europeo. Ques’ultimo si tratta di un progetto finalizzato a migliorare il sistema di protezione dei minori non accompagnati ed evitare che si trasformino in vittime di gruppi criminali, abusi o tratta di esseri umani.
Il progetto di Save the Children

 Dall’inizio dell’anno ad oggi, in base alle stime di Save the Children, sui 77.600 migranti arrivati in Italia, oltre 11.000 sono minori non accompagnati, ragazzi cioè che hanno compiuto il lungo viaggio alla volta dell’Europa senza un adulto di riferimento. “Posso raggiungere legalmente mio fratello che lavora in Svezia, senza mettermi nelle mani dei trafficanti?”; “Tra un mese compio 18 anni, cosa devo fare per rimanere in Italia regolarmente?”; “Uno sconosciuto mi ha offerto un lavoro via internet, come devo comportarmi?”. Queste le domande che affollano la loro mente da un lato, mentre dall’altro anche tanti italiani si chiedono “Vorrei accogliere in famiglia un ragazzo migrante, come posso fare?”. Per rispondere a queste e a tante altre domande, Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e tutelarne i diritti, lancia oggi la nuova helpline che garantirà supporto e orientamento ai minori migranti soli in Italia, informazioni sui loro diritti, assistenza legale e psicologica, attivazione di contatti con i servizi del territorio. L’Helpline potrà essere un riferimento anche per i familiari, residenti in Italia e in altri Paesi, per gli operatori di strutture e comunità, per operatori pubblici, volontari e cittadini. Il servizio telefonico multilingue (italiano, arabo, inglese, francese, tigrino, somalo, farsi) è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 11 alle ore 17, e risponde al numero verde 800 14 10 16 (per Lycamobile: 351 2 20 20 16). “I minori migranti devono affrontare un viaggio spaventoso, abbandonando le proprie case e tutto ciò che hanno di prezioso e familiare per intraprendere un viaggio pieno di insidie. Quando arrivano da soli sono particolarmente vulnerabili, spesso spaesati e senza punti di riferimento. Non dobbiamo dimenticare che, al 31 di maggio, più di 5.240 minori si sono allontanati dalle comunità di accoglienza, per proseguire il loro viaggio in Europa o per finire, troppo spesso, in circuiti di grave sfruttamento,” dichiara Raffaela Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Con l’Helpline vogliamo ascoltare la loro voce, trasmettere in modo semplice informazioni importanti per la loro vita, essere un orientamento sicuro se incontrano situazioni di rischio o di difficoltà. Speriamo che l’Helpline diventi anche un supporto per i servizi, le associazioni, i volontari che ogni giorno si impegnano a favore dei minori migranti e, allo stesso tempo, intendiamo coinvolgere attivamente questa grande rete di solidarietà di fronte a richieste specifiche provenienti dai diversi territori.” Al contempo l’Organizzazione, lancia oggi una nuova campagna che sarà veicolata attraverso dei meme sui canali social, per sensibilizzare ancora una volta l’opinione pubblica su una tragedia umanitaria che da troppo tempo attende una risposta politica e che riguarda quasi 240.000 persone, di cui il 31% sono minori, che sono arrivate quest’anno in Europa. La campagna, dal titolo “Vite Parallele”, realizzata in collaborazione con gli studenti del Corso di Comunicazione Pubblicitaria dell’Istituto Europeo di Design (IED) parte da una riflessione di fondo: è estate, tempo di viaggi ma alcuni viaggi sono molto diversi da altri. Sono quelli di chi scappa da guerra, violenza e miseria, lasciando dietro di sé tutto quello che possiede di più caro. Sono i viaggi di chi ha perso tutto, i viaggi che per un minore migrante rappresentano l’unica alternativa possibile per avere un futuro.”

Il Progetto SafeGuard – più sicuro col tutore

 Il 1 settembre è partito il progetto “SafeGuard, più sicuro con il tutore: promuovere un modello per la nomina tempestiva del tutore nei punti critici di sbarco italiani al fine di aumentare la protezione dei minorenni separati dai rischi di abuso, sfruttamento e tratta”, co-finanziato dalla Commissione Europea Programma Prevenzione e Lotta alla Criminalità. Precedenti progetti europei (GATE – Tutori contro tratta e sfruttamento, Closing a Protection Gap, progetto ENGI), così come la Convenzione sui diritti dell’infanzia, il Commento Generale n . 6 e 12, il Piano d’azione dell’UE per il 2010, le direttive UE ( 2003/9/CE – 2004/83/CE – 2011/36/UE ) sottolineano l’importanza della nomina tempestiva del tutore come fattore chiave per la protezione da fenomeni di tratta e sfruttamento dei minorenni migranti. La presente iniziativa mira a promuovere un modello per la nomina tempestiva del tutore nei punti critici di sbarco italiani. Il progetto si concentrerà in Sicilia come uno dei principali punti di ingresso in Europa di migranti in arrivo dalle coste del Mediterraneo (il numero è andato aumentando in modo significativo negli ultimi anni a causa delle emergenza Nord Africa/Siria), ma mira ad avere un carattere più ampio coinvolgendo altri referenti nazionali ed europei che partecipino ed orientino il processo (Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, NIDOS, International Social Service). In particolare la presenza di NIDOS, un’organizzazione olandese di tutori consolidata e competente, sarà coinvolta a titolo consultativo nell’azione, fornendo valore aggiunto all’azione. L’iniziativa si svilupperà attraverso le seguenti attività interconnesse: Definizione del modello di tutela – con un’analisi della situazione nei principali punti di sbarco in Italia, attraverso la consultazione con tutori e attori chiave, con i minorenni ospitati nelle comunità e con i referenti delle reti di tutori che operano in altri paesi dell’Unione europea e che partecipano a l’azione in qualità di partner. Applicazione del modello a livello locale – con la definizione di pratiche operative e procedure in collaborazione con le autorità locali e gli attori chiave nella regione siciliana, uno dei punti più congestionati di arrivo di minorenni non accompagnati migranti dalla coste del Mediterraneo. Formazione al fine di rafforzare e qualificare il ruolo e le funzioni del tutore in Sicilia Diffusione del modello – con il coinvolgimento degli enti locali e centrali italiane, saranno definite delle raccomandazioni che verranno presentate in occasione di un seminario finale nazionale organizzato in Italia con la partecipazione di attori chiave di riferimento.

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Sono stati trovati 675 corpi nel relitto affondato nel Mediterraneo

Sono stati trovati 675 corpi nel relitto affondato nel Mediterraneo

Il bilancio delle vittime del naufragio dell’imbarcazione che trasportava migranti dell’aprile 2015 non è esatto, riferiscono le autorità italiane

La marina italiana ha reso noto giovedì 14 luglio 2016 di aver recuperato dal relitto di un’imbarcazione che trasportava migranti i resti di 675 vittime, concludendo la missione di recupero delle vittime del peggior disastro avvenuto nel Mediterraneo.

La barca da pesca si capovolse al largo della costa libica nell’aprile del 2015. I sopravvissuti sentiti dagli investigatori avevano riferito che sull’imbarcazione potevano trovarsi fino a 800 persone.

Il relitto è stato recuperato dal fondale marino due settimane fa e trasportato in Sicilia dove un team ha proceduto a estrarre i corpi dallo scafo dove erano rimasti intrappolati i migranti.

I resti di 458 persone sono stati trovati a bordo, mentre gli altri sono stati recuperati sul fondo del Mediterraneo nei pressi del relitto.

Il bilancio finale non può essere esatto, precisa la marina, poiché alcuni corpi potrebbero essere stati trasportati lontano e perché molti di quelli recuperati erano in uno stato di decomposizione talmente avanzato da non consentire un conto preciso.

“La cosa impressionante è che c’erano cinque persone per metro quadrato nella stiva”, ha riferito Giuseppe Romano, a capo del team di 348 pompieri intervenuto a estrarre i corpi.

L’imbarcazione si rovesciò a causa del fatto che i passeggeri sul ponte si spostarono tutti insieme verso un lato per attirare l’attenzione di un mercantile di passaggio. I migranti in stiva erano probabilmente stati chiusi dentro, ritengono i procuratori incaricati delle indagini.

Un team scientifico si occuperà di identificare il più alto numero possibile di vittime e di inserirle in un database che potrà essere consultato dai familiari dei dispersi.

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