ROMA – Le leggi ci sono, ma non vengono applicate. E questo a causa dell’estrema povertà in cui versano molte delle famiglie afghane. Ogni giorno migliaia di bambini si alzano e vanno a lavorare per 12 ore e più in industrie altamente pericolose. E’ questo il quadro descritto dal rapporto “Loro sopportano tutto il dolore” pubblicato dalla ong statunitense.

Necessità. A strappare i bambini dal caldo delle proprie case è il bisogno. Spesso infatti sono le stesse famiglie a mandare i propri figli, alcuni anche di 5 o 6 anni a lavorare per contribuire al fabbisogno giornaliero. Questo comporta un elevato tasso di abbandono scolastico, una stima che si avvicina al 50% dei bambini lavoratori. “Migliaia di minori – ha detto Phelim Kine, vice direttore per l’Asia di Human Rights Watch – ogni giorno mettono a rischio la loro salute e la sicurezza per portare cibo sulla tavola della famiglia. Il governo afghano dovrebbe sforzarsi maggiormente per proteggere i suoi figli e il futuro del paese”. Lavori pericolosi. Un passo per alleviare la sofferenza della manodopera minorile sarebbe il rispetto della normativa esistente che vieta ai più piccoli i lavori più pericolosi. Tra questi c’è l’impiego nelle aziende di tessitura di tappeti, nelle fornaci per la produzione di mattoni o nelle industrie metalmeccaniche. Luoghi che possono incidere pericolosamente sulla salute e sulla sicurezza dei più piccoli. Per questo nel 2014 Kabul ha stilato un elenco di 19 attività vietate ai minori, ma la mancanza di sorveglianza unita alla carenza di risorse in uno dei paesi più poveri del mondo ha reso inefficace la normativa. Uno dei proprietari di una fabbrica di mattoni intervistato dagli operatori Hrw ha confermato all’interno dello stabilimento la presenza di bambini dagli 8 o 10 anni. “Si svegliano alle 3 del mattino e lavorano fino a sera – ha detto – Si lamentano del dolore, ma cosa possono fare? Loro sopportano il dolore per fare tutto il lavoro”.

Guerra e lavoro. Tra le cause del perpretarsi del lavoro minorile ci sono analfabetismo e precarietà dovuti anche al lungo conflitto che devasta l’Afghanistan a periodi alterni da più di 40 anni. La necessità di far lavorare anche i più piccoli è riconosciuta dal governo che sebbene abbia vietato le mansioni più pericolose, permette il loro impiego in settori meno usuranti. Per questo in Afghanistan sono stati lanciati diversi progetti pilota nelle scuole per insegnare ai più piccoli a contribuire al bilancio familiare proteggendoli però dalle mansioni che mettono a rischio sia la loro salute che l’educazione. Ma i fondi messi a disposizione non bastano, come insufficienti sono le risorse umane che dovrebbero tutelare i più piccoli. “Quando i bambini raggiungono l’età legale e lavorano in condizioni di sicurezza – continua Kine –  possono contribuire a fornire un sostentamento vitale per molte famiglie afgane. Ma il governo ha l’obbligo di far rispettare le leggi che li proteggono nei luoghi di lavoro e che garantiscono loro di non dover sacrificare  istruzione e sicurezza per sostenere le famiglie”.

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