L’India nell’immaginario degli occidentali evoca un caleidoscopio di emozioni contrastanti: nuova potenza economica in continua espansione ma, al contempo, patria di brutalità ataviche dove convivono, in graffiante armonia, gli insegnamenti di Gandhi e la deprecabile usanza delle spose bambine. Un luogo dove la cronaca ,per intere settimane, lascia il posto nelle cronache internazionali al matrimonio della figlia di uno sconosciuto magnate del ferro, celebrato in Puglia con un budget di parecchie decine di milioni di dollari. La maggior parte di noi conosce l’India celebrata nei versi di Tagore, raccontata nei romanzi di Anita Desai e Vikram Seth e quella immortalata nel film di Danny Boyle “The millionaire”, la bella favola di un bambino di strada che sogna di diventare milionario grazie ad un quiz televisivo. Ma l’India, quella vera, rimane una terra misteriosa e- forse- mai comprensibile fino in fondo per chi lì non ci è mai vissuto; una terra dove i bambini che vivono in strada sono una triste realtà. I minori costretti a trascorrere la loro esistenza negli ‘slum’, le baraccopoli disseminate in questo enorme Paese di un miliardo e duecentomila abitanti, sono undici milioni: un esercito di vite innocenti che non ha la possibilità di avere istruzione e assistenza medica; vite spesso inesistenti anche per l’anagrafe, senza cibo nè voce. Oggi a New Delhi, i cinquecento mila bambini di strada che vi abitano, finalmente una voce ce l’hanno: si chiama “Balaknama” che, letteralmente, significa proprio “La voce dei bambini”, un giornale trimestrale completamente scritto e distribuito proprio da ex bambini di strada che, grazie all’aiuto di “Chetna”, una Ong locale, sono riusciti a uscire dall’imbuto dell’indigenza. Il giornale è in lingua hindi e si avvale solo di giornalisti e fotografi che fino a poco tempo prima vivevano per strada, felici di poter raccontare storie che conoscono perfettamente per averle vissute sulla loro pelle. Su “Balaknama” vanno così a finire le violenze di una polizia miope e disumana che si accanisce su questi bambini sfortunati, lo sfruttamento di minori costretti a mendicare per un pugno di riso e i matrimoni forzati. Una copia del giornale costa una rupia, poco più di niente, ma la sua capacità di poter regalare a questi bambini indiani un futuro dignitoso e la speranza di una vita migliore non ha prezzo. Fonte: pronews.it Foto: bergamopost.it